Il nuovo indirizzo è: http://www.alessandrorotta.com
giovedì 9 aprile 2009
Trasferimento blog !
Buongiorno a tutti, vi informo che ho spostato il mio blog al mio indirizzo personale! Contiene tutti i messaggi presenti in questa pagina, oltre a tutti i nuovi aggiornamenti. Grazie per la vostra attenzione.
martedì 10 marzo 2009
Cyanotype Dream
Nell'ambito della mia ricerca sul significato profondo della Fotografia ho realizzato questa piccola sequenza-autoritratto...

Forse l'unico modo di vedere realmente una fotografia è fotografarla... se ci limitassimo a fotografare l'albero, guardando la fotografia noi vedremmo l'albero, non la fotografia. Arte trasparente, la fotografia riesce a rendersi invisibile nella sua apoteosi, una bella foto è quella che non ti fa parlare della foto stessa ma del soggetto, del messaggio, del valore simbolico e comunicativo: esaltandosi si annulla! Soprattutto nel mondo digitale, in cui la fotografia non esiste nemmeno come oggetto fisico, ma soltanto come sequenza numerica codificata. Questa è una riflessione in questo senso, che chiama in causa una tecnica di stampa, la cianotipia, vecchia come la fotografia stessa (ma che utilizza in questo caso un negativo ottenuto digitalmente), a sua volta fotografata. Questa serie di azioni apparentemente semplici genera un complesso puzzle metalinguistico, difficile da descrivere e da decifrare. E' proprio in questa trasparenza che si nasconde, paradossale, la forza della comunicazione fotografica, talmente netta e immediata che non ha bisogno di simboli, né di goffe rappresentazioni, né di laboriosi interventi manuali: essenza pura che trascende da contenuti e contenitori.
Forse l'unico modo di vedere realmente una fotografia è fotografarla... se ci limitassimo a fotografare l'albero, guardando la fotografia noi vedremmo l'albero, non la fotografia. Arte trasparente, la fotografia riesce a rendersi invisibile nella sua apoteosi, una bella foto è quella che non ti fa parlare della foto stessa ma del soggetto, del messaggio, del valore simbolico e comunicativo: esaltandosi si annulla! Soprattutto nel mondo digitale, in cui la fotografia non esiste nemmeno come oggetto fisico, ma soltanto come sequenza numerica codificata. Questa è una riflessione in questo senso, che chiama in causa una tecnica di stampa, la cianotipia, vecchia come la fotografia stessa (ma che utilizza in questo caso un negativo ottenuto digitalmente), a sua volta fotografata. Questa serie di azioni apparentemente semplici genera un complesso puzzle metalinguistico, difficile da descrivere e da decifrare. E' proprio in questa trasparenza che si nasconde, paradossale, la forza della comunicazione fotografica, talmente netta e immediata che non ha bisogno di simboli, né di goffe rappresentazioni, né di laboriosi interventi manuali: essenza pura che trascende da contenuti e contenitori.
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giovedì 23 ottobre 2008
Il fotografo
Una riflessione, in prosa, scaturita da alcune delle mie ultime letture...
Ogni fotografia appartiene al passato, è un qualcosa che è già stato, che non era prima dello scatto e che non sarà mai più (grazie a Barthes per avermelo fatto notare). L'unica certezza è che il fotografo era là, parte di quel passato. Non si vede quasi mai il fotografo, fanno eccezione l'autoscatto (ma allora chi è che scatta?) e gli specchi (ma parafrasando un noto romanzo lo specchio è solo un eidolon), ma si ha la certezza che c'era, e che nella maggior parte dei casi ha materialmente premuto il pulsante. Ci sono tre tipi di fotografie:
le fotografie che non hai fatto, che sono la maggior parte, sono tutti quegli attimi che non hai fotografato, hai scelto di non fotografare, o che non hai potuto fotografare. Forse si può provare a contarli: ipotizzando un tempo medio di scatto di 1/125 di secondo ogni fotocamera non scatta circa 10 milioni di fotografie al giorno ! Di questi non scatti solo una piccolissima parte divengono scatti:
le fotografie che hai fatto, in maggioranza finiscono archiviate in scatole portanegativi o in hard disk in forma binaria, scampoli di passato che vengono degnati di un paio di occhiate al massimo. Ogni fotografo ha migliaia e migliaia di queste foto, sono ingombranti, pesanti, polverose. Raramente accade il miracolo, e una piccola parte di questi scatti dimenticati diventano patrimonio comune:
le fotografie che hai scelto, ovvero quel sottoinsieme di scatti che scegli di mostrare agli altri, quei frammenti di passato che hai deciso siano degni di essere portati al livello del presente. E qui accade il miracolo, perchè anche sottoforma di squallidi e sbiaditi simulacri bidimensionali e monomediali, questi oggetti riescono a trasmettere emozioni. Come sia possibile evocare, in un pezzetto di carta bianca macchiata di nero grande quanto un biglietto da visita, l'esistenza di un individuo morto cento anni fa, mai visto né conosciuto, oppure esplorare un luogo ormai dimenticato, è il grande mistero della fotografia.
E tutti questi scatti sono accomunati da una sinistra presenza, il fotografo, una sorta di profeta del passato, colui che ha il potere e la responsabilità di decidere cosa è importante e cosa è insignificante. Una fotografia è ciò che sta davanti alla fotocamera, dietro c'è il vuoto, un frammento di passato che non solo non è stato fotografato, ma che non è stato neppure non fotografato, né avrebbe potuto esserlo, perchè la macchina era puntata nella direzione opposta. Questo aspetto della fotografia mi ha sempre spaventato, il non poter sapere cosa c'era dietro alla macchina al momento dello scatto, il non poter definire questa presenza inquietante del fotografo, questa figura di cui si vede soltanto ciò che egli stesso vede, di cui non si sa neppure come era vestito, di che colore aveva i capelli, se era uomo o donna, bambino o anziano. Talvolta una fotografia sarebbe forse più interessante se la macchina fotografica al momento dello scatto fosse stata utilizzata a rovescio: avremmo potuto vedere l'occhio del fotografo, attento all'inquadratura, l'indice che preme il pulsante... ma, fortunatamente per noi fotografi, questo è soltanto uno sciocco paradosso, perchè così non esisterebbe più quella fotografia, e neppure avrebbe senso discutere su chi stava dietro a un'immagine che non esiste.
Un augurio a tutti i fotografi, che possiate sempre navigare nel vostro presente senza affogare nel vostro passato e senza dissolvervi in un futuro che non esiste ancora. Noi siamo ora.
Ogni fotografia appartiene al passato, è un qualcosa che è già stato, che non era prima dello scatto e che non sarà mai più (grazie a Barthes per avermelo fatto notare). L'unica certezza è che il fotografo era là, parte di quel passato. Non si vede quasi mai il fotografo, fanno eccezione l'autoscatto (ma allora chi è che scatta?) e gli specchi (ma parafrasando un noto romanzo lo specchio è solo un eidolon), ma si ha la certezza che c'era, e che nella maggior parte dei casi ha materialmente premuto il pulsante. Ci sono tre tipi di fotografie:
le fotografie che non hai fatto, che sono la maggior parte, sono tutti quegli attimi che non hai fotografato, hai scelto di non fotografare, o che non hai potuto fotografare. Forse si può provare a contarli: ipotizzando un tempo medio di scatto di 1/125 di secondo ogni fotocamera non scatta circa 10 milioni di fotografie al giorno ! Di questi non scatti solo una piccolissima parte divengono scatti:
le fotografie che hai fatto, in maggioranza finiscono archiviate in scatole portanegativi o in hard disk in forma binaria, scampoli di passato che vengono degnati di un paio di occhiate al massimo. Ogni fotografo ha migliaia e migliaia di queste foto, sono ingombranti, pesanti, polverose. Raramente accade il miracolo, e una piccola parte di questi scatti dimenticati diventano patrimonio comune:
le fotografie che hai scelto, ovvero quel sottoinsieme di scatti che scegli di mostrare agli altri, quei frammenti di passato che hai deciso siano degni di essere portati al livello del presente. E qui accade il miracolo, perchè anche sottoforma di squallidi e sbiaditi simulacri bidimensionali e monomediali, questi oggetti riescono a trasmettere emozioni. Come sia possibile evocare, in un pezzetto di carta bianca macchiata di nero grande quanto un biglietto da visita, l'esistenza di un individuo morto cento anni fa, mai visto né conosciuto, oppure esplorare un luogo ormai dimenticato, è il grande mistero della fotografia.
E tutti questi scatti sono accomunati da una sinistra presenza, il fotografo, una sorta di profeta del passato, colui che ha il potere e la responsabilità di decidere cosa è importante e cosa è insignificante. Una fotografia è ciò che sta davanti alla fotocamera, dietro c'è il vuoto, un frammento di passato che non solo non è stato fotografato, ma che non è stato neppure non fotografato, né avrebbe potuto esserlo, perchè la macchina era puntata nella direzione opposta. Questo aspetto della fotografia mi ha sempre spaventato, il non poter sapere cosa c'era dietro alla macchina al momento dello scatto, il non poter definire questa presenza inquietante del fotografo, questa figura di cui si vede soltanto ciò che egli stesso vede, di cui non si sa neppure come era vestito, di che colore aveva i capelli, se era uomo o donna, bambino o anziano. Talvolta una fotografia sarebbe forse più interessante se la macchina fotografica al momento dello scatto fosse stata utilizzata a rovescio: avremmo potuto vedere l'occhio del fotografo, attento all'inquadratura, l'indice che preme il pulsante... ma, fortunatamente per noi fotografi, questo è soltanto uno sciocco paradosso, perchè così non esisterebbe più quella fotografia, e neppure avrebbe senso discutere su chi stava dietro a un'immagine che non esiste.
Un augurio a tutti i fotografi, che possiate sempre navigare nel vostro presente senza affogare nel vostro passato e senza dissolvervi in un futuro che non esiste ancora. Noi siamo ora.
lunedì 8 settembre 2008
Autoritratto - Aria
Elementi di un autoritratto, quattro elementi che mi compongono, acqua, aria, terra, fuoco. Una serie fotografica di quattro elementi, accompagnata da quattro poesie di quattro quartine...


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poesia
sabato 6 settembre 2008
Autoritratto - Acqua
Elementi di un autoritratto, quattro elementi che mi compongono, acqua, aria, terra, fuoco. Una serie fotografica di quattro elementi, accompagnata da quattro poesie di quattro quartine...

Acqua, fonte di vita, fresca carezza
che scorre veloce sulla mia pelle,
bellezza di movimento incessante,
armonia chimica di inizio e fine.
Larghi fiumi, imperiosi, distese
sconfinate di blu e verde, gelide
sorgenti di purezza: così è il tuo
aspetto, mutevole e mai chiaro.
Ho visto la tua forza su coste
battute dal vento, come dai la vita
senza pietà la togli, arida e crudele,
e in bocca non rimane che sabbia.
Ma non è arido il tuo tocco, oblio
di respiro, conforto di stanchezza.
Tu sei dentro di me, vivere senza
non posso, vivere è quello che voglio.

Acqua, fonte di vita, fresca carezza
che scorre veloce sulla mia pelle,
bellezza di movimento incessante,
armonia chimica di inizio e fine.
Larghi fiumi, imperiosi, distese
sconfinate di blu e verde, gelide
sorgenti di purezza: così è il tuo
aspetto, mutevole e mai chiaro.
Ho visto la tua forza su coste
battute dal vento, come dai la vita
senza pietà la togli, arida e crudele,
e in bocca non rimane che sabbia.
Ma non è arido il tuo tocco, oblio
di respiro, conforto di stanchezza.
Tu sei dentro di me, vivere senza
non posso, vivere è quello che voglio.
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giovedì 4 settembre 2008
Autoritratto - Terra
Elementi di un autoritratto, quattro elementi che mi compongono, acqua, aria, terra, fuoco. Una serie fotografica di quattro elementi, accompagnata da quattro poesie di quattro quartine...

Terra, suolo che mi sorregge,
il profumo dei campi arati
di fresco in una calda giornata
di un'interminabile estate.
Nutrimento di piante, humus
di prati bagnati, distese di verde,
sconfinate, fin oltre l'orizzonte;
terra che non ha mai fine.
Non invidio gli alberi né i fili d'erba,
radicati, sicuri, impassibili, fermi:
un prezzo troppo alto richiede
il tuo generoso nutrimento.
Io voglio correre veloce, camminare
a piedi nudi, da un luogo a un altro.
Perchè la mia casa è il mondo intero,
non la terra che tengo tra le mani.

Terra, suolo che mi sorregge,
il profumo dei campi arati
di fresco in una calda giornata
di un'interminabile estate.
Nutrimento di piante, humus
di prati bagnati, distese di verde,
sconfinate, fin oltre l'orizzonte;
terra che non ha mai fine.
Non invidio gli alberi né i fili d'erba,
radicati, sicuri, impassibili, fermi:
un prezzo troppo alto richiede
il tuo generoso nutrimento.
Io voglio correre veloce, camminare
a piedi nudi, da un luogo a un altro.
Perchè la mia casa è il mondo intero,
non la terra che tengo tra le mani.
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mercoledì 3 settembre 2008
Autoritratto - Fuoco
Elementi di un autoritratto, quattro elementi che mi compongono, acqua, aria, terra, fuoco. Una serie fotografica di quattro elementi, accompagnata da quattro poesie di quattro quartine...

Fuoco, fiamma che brucia dentro,
desiderio informe di vanità vera,
grido di una passione senza fine,
purezza spietata, stupido dolore.
Ho visto fiamme sotto la pioggia,
cuori infuocati nel gelo invernale
stringersi ed amarsi, o soffrire
senza sosta per vivere una vita.
Fuoco, sciocca illusione di potere,
di controllo tra principio e fine;
impossibile equilibrio chimico
di rozze combustioni materiche.
Il mio fuoco brucia, mai si ferma,
nutrito dall'aria, agitato dal vento
che soffia sulla mia pelle, nuda
testimonianza di una vera vita.

Fuoco, fiamma che brucia dentro,
desiderio informe di vanità vera,
grido di una passione senza fine,
purezza spietata, stupido dolore.
Ho visto fiamme sotto la pioggia,
cuori infuocati nel gelo invernale
stringersi ed amarsi, o soffrire
senza sosta per vivere una vita.
Fuoco, sciocca illusione di potere,
di controllo tra principio e fine;
impossibile equilibrio chimico
di rozze combustioni materiche.
Il mio fuoco brucia, mai si ferma,
nutrito dall'aria, agitato dal vento
che soffia sulla mia pelle, nuda
testimonianza di una vera vita.
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mercoledì 20 agosto 2008
24 Maggio 2008, ore 5:30
Ho scritto questa poesia alcuni mesi fa, con una matita da disegno, alle prime luci dell'alba. Mi piace la sensazione tattile della grafite che scorre sulla carta. Era un momento particolare, quasi magico, pensavo a una persona; questa è la stesura originale di quella mattina: non l'ho mai fatta leggere a nessuno, adesso dopo 3 mesi ho deciso di pubblicarla. Vorrei chiarire che io non parlo di un disagio esistenziale, come nella bellissima poesia che cito, quanto piuttosto delle sensazioni di un momento...
24 Maggio 2008, ore 5:30
Sono solo, nessuno intorno a me:
nessuno sulle strade,
nessuno nella mia stanza,
le finestre di fronte sono chiuse.
Che sia questa la vera immagine del mondo?
La luce è già alta, si spengono i lampioni,
ma nessuno esce ancora.
Cosa stanno aspettando ?
Il rumore di un auto per strada
e poi ancora il silenzio.
Forse era solo un sogno,
solo un angelo che non è di questo mondo.
Aumenta la luce, è quasi giorno,
si apre qualche timida finestra,
passano altri angeli, ma il mondo non è ancora vero.
Non è ancora pronto per l'inganno consueto.
Cosa stanno aspettando? Hanno forse paura?
Forse sono io che ho paura:
paura che nessuno si svegli,
paura che le strade rimangano vuote,
che il mio cuore rimanga vuoto.
Perchè nessuna alba può riempirlo,
soltanto un altro cuore che è lontano da me
e che non sorge tutti i giorni come il sole.
24 Maggio 2008, ore 5:30
Sono solo, nessuno intorno a me:
nessuno sulle strade,
nessuno nella mia stanza,
le finestre di fronte sono chiuse.
Che sia questa la vera immagine del mondo?
La luce è già alta, si spengono i lampioni,
ma nessuno esce ancora.
Cosa stanno aspettando ?
Il rumore di un auto per strada
e poi ancora il silenzio.
Forse era solo un sogno,
solo un angelo che non è di questo mondo.
Aumenta la luce, è quasi giorno,
si apre qualche timida finestra,
passano altri angeli, ma il mondo non è ancora vero.
Non è ancora pronto per l'inganno consueto.
Cosa stanno aspettando? Hanno forse paura?
Forse sono io che ho paura:
paura che nessuno si svegli,
paura che le strade rimangano vuote,
che il mio cuore rimanga vuoto.
Perchè nessuna alba può riempirlo,
soltanto un altro cuore che è lontano da me
e che non sorge tutti i giorni come il sole.
domenica 17 agosto 2008
Un atleta insoddisfatto
poesia monovocalica in o, ispirata al clima olimpico di questi giorni...
Ho corso sotto tono.
Dopo poco soffro, corro torto,
scomposto, non controllo lo sforzo:
porco mondo, troppo poco moto!
Sono scosso. Sconvolto, torno zoppo,
stoppo col doloroso concorso.
Ho corso poco, non sono pronto,
non posso l'oro, son solo bronzo...
per gli amanti del genere, una perla su youtube, geniali Micheloni e Dighero :
http://www.youtube.com/watch?v=Y5YroqsORys
Ho corso sotto tono.
Dopo poco soffro, corro torto,
scomposto, non controllo lo sforzo:
porco mondo, troppo poco moto!
Sono scosso. Sconvolto, torno zoppo,
stoppo col doloroso concorso.
Ho corso poco, non sono pronto,
non posso l'oro, son solo bronzo...
per gli amanti del genere, una perla su youtube, geniali Micheloni e Dighero :
http://www.youtube.com/watch?v=Y5YroqsORys
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